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Poesie Civili

Teatro Civile > Autobiografia di un poeta



ANSELMO PELLECCHIA



Piacentino di nascita e bolognese di adozione, Anselmo Pellecchia ha pubblicato negli ultimi venti anni nove raccolte di poesie, alcune delle quali (“
Nelle tue mani” e “La vita che pareva”) sono state già presentate al pubblico di Bologna, mentre scelte antologiche delle altre raccolte sono state lette in numerosi incontri culturali.
In tutte le sue liriche appare importante il dato autobiografico, in cui la vita - in un vibrante flusso di memoria - è luogo d’incontro degli affetti e delle personali esperienze e vicende, della storia e dell’umana tragedia, della denuncia e della civile rinascita.
Nei versi, palpitanti di sensitiva dolcezza, il poeta offre una ventata di umanità, disincantata ma tesa ad una insopprimibile speranza.



OPERE :
Radici al sole (1988); Gran parte di noi (opera privata non pubblicata1991); La prova del tempo (opera privata non pubblicata 1992); Come navigli leggi (opera privata non pubblicata 1993); Minugie per una penna (opera privata non pubblicata 1997); Emerocallide (opera privata non pubblicata 2002); Nelle tue mani (opera privata non pubblicata 2004); Apparenze e dissolvenze (opera privata non pubblicata 2006); La vita che pareva (2008).







POESIE CIVILI





25 APRILE
(da MINUGIE PER UNA PENNA )

Lontano non più funesto
il suono delle campane.
Appena l’eco di voci
di un tempo che per anni
ha parlato di guerra.
La “gloria” s’era arenata
di fronte ad un muro
oltre al quale la libertà
bramava giovani vite
per riprendere il cammino.
Strade lavate col sangue
ricorda solo chi visse
per raccontarlo ai posteri.
Oggi, dopo cinquant’anni,
parole di circostanza.
Sul luogo dei sacrifici
segni e qualche scritta,
malinconica polvere
sui nomi delle lapidi.
Il vento che terse i volti
degli eroi combattenti,

delle madri, dei figli,
dei vecchi che non videro
più il sole della libertà,
è un altro vento che ha già
alle spalle primavere
vissute nel diritto e nella pace.
Ma quando si giunge sull’orlo
d’una verità falsata,
allora si è al prodromo
che gela la parola,
perché i figli non sanno
le lacrime dei padri e delle madri.


HOMO POLITICUS
(INEDITO)

L’homo politicus non tenne conto
dei millenni, ad essi sopravvisse.
Dalla cretacea età pervenne
ai nostri giorni. Mai
fu preso da sconforto
d’aver tenuto duro così a lungo,
più dei bronto-dinosauri
e degli iguanodonti,
destando stupore in chi
lo vide e non capì
come potesse essere in vita,
vigente la res publica,
nell’era spaziale e digitale
come vorace e bifido varano.


ALL’OMBRA D’UN POTERE
( da APPARENZE E DISSOLVENZE )

Difficile è vivere in questo
mondo pieno d’affaristi,
di gente pronta a cedere
la propria dignità, indifferente
ai traffici non chiari ed intricati.
Guazziamo tutti in questo guazzerone,
all’ombra d’un potere
che fa del suo mandato
grancassa per accumulare beni
e leggi al proprio tornaconto.
Si vive in questa situazione
purché si superi il lunario,
in attesa che cambino le cose.
Non si dà peso a questa corruzione,
come se lo Stato non ci riguardasse:
- Tanto non è una cosa nostra
ma di chi ha il potere in mano -.


LA LEGGE E’ DEL PIU’ FORTE
(da APPARENZE E DISSOLVENZE )


Urla risse di parole
come scorrere rumoroso
di torrente che aborri
il silenzioso inizio di sorgente.
Ama denigratorie onde
di serpi avvolgenti spire
figlie di viscide consorterie.
La legge è del più forte
di chi legato a una qualunque lega
costruito ha una torre
da cui si possa diffamare
chi intende praticare la giustizia.


I MOSTRI NASCONO DAL SONNO
( da APPARENZE E DISSOLVENZE )

Quotidiani in confezione
di consumo, i palinsesti
legati ad una falsa realtà.
Che brilli come rugiada al sole
la sobria libertà del dire.
Già lume rugginoso d’anni
la stampa che resse ai venti
e alle tempeste della storia
non induca gran parte dei lettori
al balbettio della parola,
ad un’oppiacea sonnolenza,
perchè i mostri nascono dal sonno.


UN ATROPO NERO
(da COME NAVIGLI LEGGI)

Fruscia sgradita, deprimente
la realtà, secca foglia
sospinta verso la macerazione.
Ascoltiamo il lamento
d’un atropo nero segnato
di morte, il verde è di oggi,
prati freschi domani
lentischi macchieranno
di porpora, sciami
di oscinidi spianeranno
campi opimi di messe.


IL PAESE SPACCATO A META’
(da APPARENZE E DISSOLVENZE)

Manca la compostezza
si spara nel parlare.
- Qualcuno abboccherà all’esca - .
Purtroppo sono in tanti.
Il Paese diviso
come due mezze mele
unite solo quando in campo
gioca la nazionale.


L’ICONA DI UNA BARCA
(da APPARENZE E DISSOLVENZE)

Avvezzi ormai alle vicende
di ombre che non temono la luce,
con strenua pervicacia da una parte,
e dall’altra molta indifferenza,
stiamo divenendo esigue spoglie
d’esseri spenti sopra un ramo secco.
Altra la pacifica e lunga estate:
soltanto chi attinse dalla guerra
sentì nel cuore un risveglio forte
che diede risonanza a porre fine
ad usurati stampi d’altri tempi.
Su questo schermo logoro dilaga
l’icona d’una barca che affonda
e poche amiche braccia per salvarla.


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