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"Nel labirinto degli dei" di A. Ingroia

Crescita civile

EducaCi
Associazione per l'educazione civile

Presentazione del libro

NEL LABIRINTO DEGLI DEI
Storie di mafia e di antimafia

di Antonio Ingroia







Giovedì 7 aprile 2011, ore 18.00:

Auditorium Centro Scolastico
Via Natta 11 MILANO
(MM1 Lampugnano)


Interverranno


NANDO DALLA CHIESA

GIANSANDRO BARZAGHI

VINCENZO CUTOLO




Concluderà l'autore

ANTONIO INGROIA


Il titolo del libro di Antonio Ingroia, Nel labirinto degli dei (Il Saggiatore, pag.181, euro 15), rimanda a Tomasi di Lampedusa: convinti di essere “gods”, “dei”, perfetti, sciolti dall’osservanza delle leggi, i Siciliani ostentano indifferenza al “flusso della storia universale”, cui si sentono estranei.
La loro non è storia, è natura. Ne deriva una concezione ontologica della mafia: carattere inestirpabile, radicato nell’ordine naturale delle cose, prima ancora che nel costume. Impensabile stroncarla con i ”carabinieri” e con le leggi civili, come invece s’illude il funzionario sabaudo Chevalley, sempre nel “Gattopardo”, suscitando l’ironia sfottente di Tancredi.
Il libro di Ingroia è stato scritto contro tutto ciò che il “realismo” di Tancredi personifica: un’accidia e un disincanto che non implicano solo accettazione miope di quel presunto ordine naturale ma anche condiscendenza verso di esso e verso i distruttori della polis, con l’aggravante, nel caso di Tancredi, dell’appartenenza alla classe dirigente dell’isola e poi dell’Italia unita.
Nella prosa asciutta di tredici capitoli, Ingroia intreccia la sua esperienza di magistrato antimafia, da quasi vent’anni presso la DDA di Palermo, con alcune delle vicende più atroci della storia recente: su tutte, la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992.
Il racconto che ne risulta è un “labirinto” popolato di vittime (anche collaterali: Rita Atria) e carnefici,
servitori e traditori dello Stato, irriducibili e collaboratori di giustizia, scassapagliara e notabili, maschere grottesche ed eroi tragici.
Su ognuno di loro, senza eccezioni, aleggia e spesso trionfa la morte, con la quale i palermitani “hanno una grande consuetudine”, scrive Ingroia.
Il suo è dunque anche un libro di morti. Per i morti. Soprattutto per quelli che giacciono insepolti, che ancora attendono la nostra giustizia. La nostra pietà, sotto forma di verità processuale e storica.
A uno di loro, Paolo Borsellino, questo libro è dedicato.

GENNARO CARILLO




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